Un miglioramento dei prezzi di listino in ambito IT può diventare l’occasione per fare ordine e investire meglio. Con il cloud, infatti, non si tratta solo di “spendere meno”, ma di lavorare meglio rivedendo le logiche di gestione per trasformarle in opportunità operative più efficaci: ottimizzare licenze e accessi, rafforzare sicurezza e protezione dei dati, e migliorare continuità e affidabilità dei servizi. In pratica, un cambio di listino può essere il momento giusto per rendere l’IT più ordinato, più moderno e più utile al business.
In questo contesto, arriva una notizia che interessa molte realtà che utilizzano i servizi Microsoft in cloud. A partire dal 1° febbraio 2026, Microsoft ha annunciato una rettifica dei prezzi per i servizi Cloud Commerciali in diverse valute, con l’obiettivo di allineare i listini ai livelli globali e al cambio Euro-Dollaro, mantenendo coerenza tra aree geografiche diverse. Per l’Eurozona, l’indicazione è una riduzione del 7,4% per i servizi cloud commerciali (come Microsoft 365 e Dynamics 365).
È utile sottolineare un aspetto: queste percentuali rappresentano un valore “guida”, ma sui singoli SKU potrebbero esserci leggere differenze dovute a regole di calcolo e arrotondamenti. Inoltre, Microsoft specifica che non vengono modificati i prezzi del software on-premises (cioè le soluzioni locali, installate in sede). La data di efficacia è il 1° febbraio 2026, con anteprima listino dal 1° gennaio 2026.
Che cosa significa, in pratica, per un’azienda? Potenzialmente una riduzione dei costi ricorrenti sulle sottoscrizioni cloud, ma l’impatto reale dipende da come sono impostati contratti e rinnovi. Per esempio: se avete abbonamenti annuali o multi-anno, o se siete in un ciclo di fatturazione specifico, conviene capire quando il nuovo listino si riflette effettivamente in fattura.
Ecco perché, oltre al “dato” della riduzione, questa può diventare l’occasione giusta per fare una revisione più ampia: verificare se le licenze sono sufficienti, se ci sono assegnazioni inattive, se i piani sono coerenti con i ruoli, e se la configurazione di sicurezza è aggiornata. In molte aziende, infatti, i costi e i rischi crescono non perché la tecnologia “costa di più”, ma perché nel tempo si stratificano utenze, permessi e impostazioni senza una governance continuativa.
Aggiornare regolarmente i sistemi informatici, dai singoli computer ai servizi cloud, non è solo una buona pratica “da IT”: è una scelta concreta che riduce le vulnerabilità, protegge i dati e aiuta a mantenere nel tempo la conformità al GDPR. Patch, aggiornamenti di sicurezza, gestione corretta degli accessi e continuità operativa non sono dettagli tecnici, ma elementi che incidono direttamente sulla protezione delle informazioni aziendali. Per le imprese che rientrano in specifici ambiti o settori, questo approccio è coerente anche con le aspettative della NIS2, che spinge verso una gestione del rischio più strutturata e misure di sicurezza più solide.
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